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Scuola, 25 anni di ‘autonomia’ tra devianze e fallimenti

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Di Claudia Guardiano

Αὐτονομία, lemma composto da αύτός, stesso + νόμος, legge, indica la capacità di darsi le leggi, di autogovernarsi.

Nel mondo classico, l’autonomia designava la piena sovranità delle leggi che una città- stato esercitava sul proprio territorio e, pertanto, la sua piena indipendenza. Già nel mondo romano, il concetto di autonomia venne utilizzato in senso meno assoluto. Il territorio conquistato, seppur poteva acquisire una certa autonomia, era comunque legato da un foedus, un patto che sottolineava il vincolo alla città di Roma.

Nel mondo giuridico contemporaneo, il termine autonomia indica la capacità a sé stante di esercitare, da parte di una istituzione, un potere normativo vero e proprio.

L’autonomia delle istituzioni scolastiche trova il suo fondamento giuridico nell’articolo 21 della legge del 15 marzo 1997, n. 59 e nel novellato titolo V della Costituzione, attraverso l’inciso dell’art.117, comma 3, che, nel qualificare l’istruzione quale materia di legislazione concorrente tra Stato e Regioni, fa salva “l’autonomia delle istituzioni scolastiche”.

L’autonomia scolastica si basa, quindi, non solo sul potenziamento delle singole scuole, ma soprattutto, sull’abbandono di un sistema verticistico per un modello organizzativo orizzontale, formato da un insieme di comunità scolastiche, nelle quali avviene – o dovrebbe avvenire- ricerca, istruzione, formazione, per raggiungere degli obiettivi generali, secondo degli standard di qualità fissati. Con l’introduzione dell’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole si è auspicato il passaggio dal “sistema” scolastico, facente capo all’Amministrazione centrale, al “servizio” scolastico, in cui il profilo professionale deve prevalere su quello burocratico e gerarchico.

Nel tempo, però, si è imposta un’interpretazione dell’autonomia come se fosse un’autarchia e, al contempo si è creata una competizione tra le scuole e non una collaborazione. Ogni scuola si è chiusa in sé stessa e il DS ha assunto potere decisionale. È avvenuta una semplificazione verso il comando individuale del dirigente che ha preso il sopravvento sulla decisione condivisa e collaborativa.

La funzione del dirigente è, oggi, oberata da norme procedurali che lo allontanano dalla vita delle aule e dal dialogo con i docenti. Ma la scuola non dev’essere caratterizzata dalla gerarchia, bensì dalla condivisione. Nella scuola nasce il senso di comunità e di appartenenza ad una casa comune. Per ottenere ciò servono l’arte di saper ascoltare e di comunicare, la condivisione e il network management, “la possibilità di affrontare insieme gli aspetti più salienti della vita scolastica: integrazione, disabilità, intercultura, formazione, autovalutazione”, come si legge dal check- up della Scheda 8 del piano Colao, inerente alla Pubblica Istruzione.

Il buon auspicio del Piano Colao per rilanciare l’autonomia scolastica dopo la fase di emergenza dell’era post Covid, non si limita solo alla ridefinizione dei curriculi nazionali per intensificare le skills digitali così poco diffuse non solo tra gli studenti, ma, soprattutto, tra i docenti di ogni ordine e grado ai quali i vari e variegati corsi di formazione hanno ben poco formato!

Il Piano Colao colloca un accento tonico sulla necessità di colmare le carenze di una collaborazione tra le scuole, di una “rete” e di uno staff di docenti che, insieme al DS, diano vita ad una crescita globale della Scuola, degli studenti e della stessa professionalità docente: una partecipazione della comunità scolastica in toto in una comune impresa educativa per crescere tutti insieme.

Un insegnante deve affascinare: solo le emozioni conducono uno studente ad interessarsi della matematica, della letteratura italiana, delle lingue classiche e moderne, dell’informatica, del diritto. È l’emozione di capire che fa scaturire la curiosità in un ragazzo a trascorrere il suo tempo sul libro, davanti ad uno schermo per accedere, attraverso il sapere (teorico o pratico), al mestiere, alla professione, alla Vita.

Con l’autonomia le scuole sono divenute attori protagonisti della realtà locale e, come tali, entrano in un gioco di interrelazioni con altri attori politici, le istituzioni, e non, le famiglie, e devono sostenere progettualità di rete, accordi, partenariati per concorrere alla formazione delle decisioni capaci di orientare non solo il singolo alunno, ma l’intero sviluppo del territorio di comune pertinenza.

Autonomia sì, ma cum iudicio.

Claudia Guardiano nasce a Ragusa e della sua Sicilia ama il mare, le antiche tradizioni e quella classicità che la conduce a conseguire il diploma di Liceo classico nonché la laurea in Lettere antiche, all’Università Cattolica di Milano. L’approfondita conoscenza delle discipline umanistico-letterarie, è stata accompagnata dalla passione per il Diritto, soprattutto quello delle origini, un vero e proprio percorso parallelo che l’ha condotta all’acquisizione di competenze giuridico-economiche. Ha sempre creduto alla sinergia tra i diversi saperi e alla necessità di potenziare le abilità informatiche, per affrontare con la giusta dose di modernità l’attività di insegnante di Lettere, cui si approccia sempre con entusiasmo e desiderio di innovazione.  Non si stanca mai di studiare, di intraprendere nuove avventure, di approcciarsi a nuovi campi del sapere, nella logica di un instancabile long life learning.