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Biogas, Scivoletto: le stranezze del Tar e … La Via sbagliata. Ignorata la furbizia sulla produzione media e affidata la perizia decisiva all’esperto sottoposto al titolare (per altra … Via) degli interessi diretti nell’affaire dell’impianto

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Sulla vicenda dell’impianto di biogas autorizzato dal Comune di Modica in località Zimmardo-Bellamagna, che si trova a poche centinaia di metri dal centro urbano di Pozzallo, Il Blog delle Opinioni pubblica un intervento di Concetto Scivoletto, già senatore della Repubblica e sindaco di Modica, attivista in prima linea sui temi del territorio, dei beni comuni, dei diritti dellee persone e delle comunità, della democrazia.

Tra furbizie amministrative, profitti privati e conflitti d’interesse la battaglia continua
Il TAR di Catania, come sappiamo, ha rigettato l’impugnativa contro la realizzazione di un mega impianto di biogas in contrada Bellamagna-Zimmardo nel Comune di Modica, a ridosso del Comune di Pozzallo.
Si illudono coloro -dai soci modicani e catanesi della Biometano Ibleo srl al sindaco di Modica Abbate Ignazio- che considerano definitivamente raggiunto il loro obiettivo: tutto è ancora aperto sia sul terreno giudiziario (in questa fase solo amministrativo) che politico.
Nell’attesa di conoscere e valutare le motivazioni della sentenza del TAR, sento il bisogno di fare alcune considerazioni e di porre alcuni interrogativi.
Innanzitutto esprimo vivissima soddisfazione e condivisione delle recenti modifiche costituzionali in materia di ambiente.
In pratica sono stati modificati gli articoli 9 e 41 della Costituzione Italiana, il cui contenuto è stato sostanzialmente anticipato da alcune sentenze in materia della Corte Costituzionale.
In particolare, le integrazioni all’art. 9 della Costituzione introducono tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Viene, inoltre, stabilito che lo Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Le modifiche all’art.41 prevedono che l’iniziativa economica non possa svolgersi in modo da arrecare danno alla salute e all’ambiente e che la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini ambientali.
Con tali modifiche costituzionali il nostro Paese si allinea alle posizioni più avanzate raggiunte a livello europeo e apre nuovi scenari in materia di tutela e valorizzazione ambientale.
Fa piacere constatare che le posizioni contrarie alla realizzazione di un mega impianto di biogas in contrada Zimmardo-Bellamagna si ispirano ai principi e ai valori ambientali oggi inseriti nella nostra Carta Costituzionale: tutela del paesaggio, della biodiversità e dell’ambiente rurale; salvaguardia di un’area di grande interesse archeologico -la Necropoli di Bellamagna-; difesa preventiva della salute dei Pozzallesi, in base al principio fondamentale di precauzione; sostegno a un modello di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile, costruito con tanti sacrifici da alcuni decenni lungo tutta la fascia costiera.
Non è difficile immaginare quali siano i veri sentimenti -nei confronti di queste modifiche costituzionali- da parte dei responsabili catanesi e modicani della Biometano Ibleo, nonché del sindaco Abbate Ignazio e dell’assessora alla Cultura e Turismo, Monisteri Caschetto Maria.
A questo punto, comunque, è importante sottolineare ancora una volta che la contrarietà dei Pozzallesi e dei Modicani non è mai stata -e non è oggi- al Biometano in sé, ma alla localizzazione di un mastodontico impianto destinato a lavorare, peraltro, anche residui industriali di produzioni agricole non locali -gli agrumi- provenienti e concentrati in altri territori, a partire dalla Provincia di Catania.
Cosi si spiega la circostanza, abbastanza eloquente, che il 60% delle azioni della Biometano Ibleo è nelle mani di un gruppo catanese capitanato dal prof. Giovanni La Via, già Assessore regionale all’Agricoltura nei governi Cuffaro e Lombardo, ex parlamentare europeo e attualmente Direttore dell’Università di Catania.
Le parole “bio”, “eco” non sono passaporti validi per qualsiasi destinazione, per qualsiasi localizzazione e per qualsiasi affare.
Questo è il motivo per cui, ad esempio, non sarebbe consentito installare pale eoliche sulle colline che circondano il centro storico di Modica o nel verde agricolo che circonda il Parco Archeologico di Cava Ispica.
Così come sarebbe giustamente e fortemente avversata dai Modicani un’eventuale autorizzazione del Comune di Ragusa a realizzare un mega impianto di biogas, sì nel territorio di Ragusa, ma a ridosso del Mulino di Frigintini.
E ancora.
Come fa il TAR di Catania a non prendere in considerazione un elemento decisivo dell’autorizzazione rilasciata dal Comune di Modica alla realizzazione di un impianto di biometano “con produzione media circa di 499 standard metri cubi/ora”, formulazione “media circa”ambigua, generica e capziosa (non prevista assolutamente dalla normativa di settore) che contempla e autorizza nei fatti il superamento dei 500 metri cubi/ora, soglia che per legge sposta tassativamente dal Comune alla Regione la competenza al rilascio dell’autorizzazione unica?
Siamo o no in presenza di un sostanziale e furbesco aggiramento della normativa di cui all’art.8-bis D.Lgs. 28/2011 che rende nulla l’autorizzazione comunale?
E, inoltre, il TAR di Catania che ha affidato al Direttore del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania la “verificazione” della conformità del progetto alle prescrizioni tecniche contenute nella normativa di settore (e cioè appunto la questione dirimente della capacità produttiva dell’impianto e la conseguente competenza, di livello comunale o regionale, di cui sopra), è stato chiamato a pronunciarsi sulla posizione del prof. Giovanni La Via, rappresentante della società catanese che detiene il 60% delle azioni della Biometano Ibleo e nello stesso tempo Direttore dell’Università di Catania e componente del Consiglio di Dipartimento
Agricoltura, Alimentazione e Ambiente?
Due posizioni rilevanti, assolutamente legittime se separate; se si intrecciano, potrebbero configurare un potenziale conflitto d’interessi.
In ogni caso, nessuno si faccia illusioni: la partita è aperta su diversi piani:
il piano giudiziario con il ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa
e con una possibile iniziativa di carattere penale;
il piano istituzionale con i ricorsi al Presidente della Regione;
il piano della mobilitazione popolare crescente dei Pozzallesi e dei Modicani che non bisogna sottovalutare;
il piano politico-elettorale, ovvero il giudizio finale e severo del popolo sovrano sulle persone amministrativamente responsabili dell’autorizzazione che minaccia -per il profitto di pochi catanesi e modicani- la salute, l’ambiente, il paesaggio rurale, i beni archeologici e la prospettiva di sviluppo sostenibile della nostra fascia costiera.
Al momento opportuno, gli elettori dei due Comuni si ricorderanno dell’operato nefasto di questi amministratori allorquando andranno in giro per chiedere il voto per un seggio all’Assemblea Regionale, al Parlamento nazionale o alla carica di Sindaco/a di Modica.